Il XXIV Convegno dei responsabili amministrativi delle Università

di Giorgia Canella

È stato un appuntamento importante quello del XXIV Convegno dei responsabili amministrativi delle strutture universitarie, tenutosi dal 7 al 9 ottobre ultimo scorso nella meravigliosa cornice di Cefalù.

Una tre giorni di interventi di pregio che hanno spaziato dalle recenti disposizioni in materia di anticorruzione e trasparenza, all’obbligo dell’implementazione del modello della contabilità economico-patrimoniale negli Atenei italiani.

L’analisi dei diversi relatori che si sono avvicendati collima perfettamente con il pensiero della maggior parte degli operatori presenti: il legislatore, seppur con una serie di interventi disarmonici, sta perseguendo un obiettivo ben chiaro, che consiste nell’esercizio di un controllo analitico delle attività degli atenei, con evidente pregiudizio all’autonomia.

In verità va osservato che questi interventi imposti dall’alto sono in realtà la risultante di un comportamento per certi aspetti ormai inaccettabile e diffuso a livello di università italiane e quindi, nonostante il considerevole aggravio di lavoro intermini di adempimenti amministrativi, vengono interpretati come un rilevante elemento di cambiamento del sistema universitario italiano.

La buona riuscita del Convegno è stata determinata anche dagli approcci dei relatori: in un perfetto equilibrio tra dogmatica e praticità l’auditorio ha potuto conoscere alcune informazioni preziose in termini di stato di attuazione della legge 240/2010 con interessanti profili di comparazione tra diverse identità, di diversa impostazione degli Statuti, di modelli diversi di applicazione dei principi cardine della norma con i conseguenti assetti organizzativi e funzionali.

In particolare, la legge n. 240/2010, nel coacervo di limiti e difficoltà applicative, sembra avere avuto il grande merito di risvegliare le coscienze accademiche. L’imposizione generalista della riscrittura dei singoli Statuti ha determinato una sorta di “anno zero” nella ripartenza del sistema accademico: un anno dal quale è possibile effettuare una equivalente comparazione tra le scelte politiche che hanno governato la stesura della norma fondamentale degli Atenei, potendo in qualche modo “misurare” la vicinanza o la lontananza dalle singole disposizioni normative.

Al convegno si è potuto osservare che il principio più difficile da esplicitare in termini di regolazione è stato quello più caro al Ministro Gelmini, ossia il principio della divisione dei poteri, tanto amato dagli illuministi settecenteschi, eppure tanto difficile da applicare negli atenei italiani, dove l’eterna divisione tra “personale di diritto pubblico” e “personale di diritto privato” si traduce nella profonda difficoltà ad individuare il proprio ruolo nel sistema, in un valzer di continue sovrapposizioni di competenze che determinano confusione gestionale e scontri di potere.

L’implementazione in norme statutarie del meraviglioso connubio teorico tra il principio della semplificazione e la divisione dei poteri non è sempre così ben riuscito e la cartina di tornasole che se ne ha è che molto spesso il Responsabile dell’anticorruzione è un docente, spesso un direttore di dipartimento, in palese distonia con il prescritto normativo che si spinge addirittura a prevedere che “l’organo di indirizzo politico individua, di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione”, con le ovvie conseguenze che se ne desumono in termini di responsabilità.

Perché c’è da dire che la maggioranza dei presenti al Convegno era presente proprio per senso di responsabilità. Lo stesso che ha spinto il Direttore generale del MIUR, Dott. Livon, il Presidente della CRUI, Prof. Paleari e il delegato del Codau, Dott. Marcato, ad essere presenti alla tavola rotonda. Nella sala della Villa dei Melograni si è percepita la paura che il sistema accademico italiano possa implodere, un po’ anche per ragioni di colpevole ritardo nell’adozione di provvedimenti legislativi vecchi di vent’anni: il d.lgs. 33/2013 completa l’impianto normativo della legge 241/1990, ancora una volta a sottolineare un’iniziativa governativa che continua ad operare in regime di emergenza, anziché programmare interventi che poi riverberano i propri effetti sulle future classi dirigenti.

Eppure, nonostante la paura e il timore, in questa tre giorni di studio si è avuto il piacere di osservare il riavvicinamento fattivo tra corpo docente, dirigenza e personale tecnico-amministrativo, tra membra diverse di un solo corpo, di una “Universitas” appunto impegnata, con sforzi equivalenti, a riappropriarsi della propria identità di corpo vivo e attivo, parte sostanziale del sistema Italia, così affaticato in questo momento, ma così ricco di valori, intelligenze e potenzialità, in grado davvero, attraverso il proprio impegno quotidiano, di risollevare le sorti di questo Paese.

E per una volta il Convengo dei Responsabili amministrativi delle Università non è stato affare di pochi addetti ai lavori, ma patrimonio di tutti, luogo di scambio di opinioni e vicendevole conoscenza, spazio ideale di confronto e di rispettivo stimolo tra le parti.

 

Dott.ssa Giorgia Canella
Università di Macerata
Resp. Ufficio Affari Istituzionali

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